
È il comune più popoloso della Gallura con oltre 45.000 abitanti.
La sua posizione geografica che rappresenta lo sbocco dell’Isola verso i mari che portano al resto della penisola e del continente europeo diedero lo spunto per quello che fu il nome originario della città: La Felice.
Fondata intorno al 350 a.c. da navigatori punici, Olbia era il punto di contatto con le principali rotte commerciali del mediterraneo. Un secolo dopo venne conquistata dai romani e diventa una delle due città della Sardegna settentrionale insieme con Porto Torres. Olbia è una città ricca, di lusso e questo suo alto grado borghese viene mantenuto per molto tempo, fino al terzo secolo d.c. quando venne conquistata dai Vandali.
Intorno al 500 si perdono le sue tracce, Olbia scompare anche se una teoria vuole che il suo sito fu spostato e prese il nome di Fausania.
Nell’epoca giudicale, tra il 1000 ed il 1400 riappare sotto il nome di Civita, capitale del Giudicato di Gallura, ma successivamente, durante la dominazione aragonese, il suo nome cambia ancora una volta in Terranova. Qui inizia il periodo di crisi per la città, Terranova infatti è ridotta ad un misero villaggio e il periodo buio dura parecchio tempo, precisamente fino alla seconda metà del 1800, quando con il ripopolamento delle campagne inizia una nuova era, anche se per la definitiva rinascita della città bisogna attendere la fine della seconda guerra mondiale.
Oggi Olbia risulta essere uno dei centri più importanti del Mediterraneo, il suo porto, insieme all’aeroporto, rappresenta il perno dell’economia dell’intera Sardegna. Le attività portuali rappresentano infatti la base dell’economia del posto.
Il litorale presenta numerose spiagge, alcune delle quali sono assurte a simbolo del benessere isolano (Porto Rotondo, Poltu Quatu...) ed altre non meno belle, più accessibili al turismo locale o di massa (Pittulongu e Porto Istana...). Il centro urbano di Olbia presenta le caratteristiche tipiche del porto di mare, e tale è stato da sempre.
Per la sua posizione geografica, Olbia, e il suo entroterra, è servita come base di appoggio e via di penetrazione, in Gallura, di popolazioni diverse provenienti dal bacino Mediterraneo: cartaginesi, romani e vandali, che la distrussero, nel tentativo di un’avanzata verso l’interno, non sempre condotta a buon fine. Si possono osservare nel territorio i resti di questi insediamenti che si affiancano o si sovrappongono a quelli delle popolazioni autoctone: numerosi nuraghi (Pauledda, Contras, Crisciula...), alcune necropoli, tombe dei giganti e dolmen (monte S’Ape, San Lorenzo, Contras...), il pozzo sacro di Sa Testa, i resti dell’acquedotto Sa Rughitta ed alcune cisterne d’incerta utilizzazione, hanno restituito reperti archeologici ascrivibili ad epoche diverse.
Nel centro storico, la chiesa di San Simplicio vescovo e martire (Sec. XI°), patrono di Olbia e della Gallura, rappresenta uno dei siti religiosi più significativi dell’isola. Tra le chiese extraurbane: Nostra Signora di Capu Abbas e lo Spirito Santo, di impianto medioevale, Santa Maria di Terranova, edificata nel Sec. XVIII° sulle rovine della chiesa di Santa Maria di Larenthanos, forse chiesa parrocchiale dell’estinto borgo medioevale omonimo.
La sua posizione geografica che rappresenta lo sbocco dell’Isola verso i mari che portano al resto della penisola e del continente europeo diedero lo spunto per quello che fu il nome originario della città: La Felice.
Fondata intorno al 350 a.c. da navigatori punici, Olbia era il punto di contatto con le principali rotte commerciali del mediterraneo. Un secolo dopo venne conquistata dai romani e diventa una delle due città della Sardegna settentrionale insieme con Porto Torres. Olbia è una città ricca, di lusso e questo suo alto grado borghese viene mantenuto per molto tempo, fino al terzo secolo d.c. quando venne conquistata dai Vandali.
Intorno al 500 si perdono le sue tracce, Olbia scompare anche se una teoria vuole che il suo sito fu spostato e prese il nome di Fausania.
Nell’epoca giudicale, tra il 1000 ed il 1400 riappare sotto il nome di Civita, capitale del Giudicato di Gallura, ma successivamente, durante la dominazione aragonese, il suo nome cambia ancora una volta in Terranova. Qui inizia il periodo di crisi per la città, Terranova infatti è ridotta ad un misero villaggio e il periodo buio dura parecchio tempo, precisamente fino alla seconda metà del 1800, quando con il ripopolamento delle campagne inizia una nuova era, anche se per la definitiva rinascita della città bisogna attendere la fine della seconda guerra mondiale.
Oggi Olbia risulta essere uno dei centri più importanti del Mediterraneo, il suo porto, insieme all’aeroporto, rappresenta il perno dell’economia dell’intera Sardegna. Le attività portuali rappresentano infatti la base dell’economia del posto.
Il litorale presenta numerose spiagge, alcune delle quali sono assurte a simbolo del benessere isolano (Porto Rotondo, Poltu Quatu...) ed altre non meno belle, più accessibili al turismo locale o di massa (Pittulongu e Porto Istana...). Il centro urbano di Olbia presenta le caratteristiche tipiche del porto di mare, e tale è stato da sempre.
Per la sua posizione geografica, Olbia, e il suo entroterra, è servita come base di appoggio e via di penetrazione, in Gallura, di popolazioni diverse provenienti dal bacino Mediterraneo: cartaginesi, romani e vandali, che la distrussero, nel tentativo di un’avanzata verso l’interno, non sempre condotta a buon fine. Si possono osservare nel territorio i resti di questi insediamenti che si affiancano o si sovrappongono a quelli delle popolazioni autoctone: numerosi nuraghi (Pauledda, Contras, Crisciula...), alcune necropoli, tombe dei giganti e dolmen (monte S’Ape, San Lorenzo, Contras...), il pozzo sacro di Sa Testa, i resti dell’acquedotto Sa Rughitta ed alcune cisterne d’incerta utilizzazione, hanno restituito reperti archeologici ascrivibili ad epoche diverse.
Nel centro storico, la chiesa di San Simplicio vescovo e martire (Sec. XI°), patrono di Olbia e della Gallura, rappresenta uno dei siti religiosi più significativi dell’isola. Tra le chiese extraurbane: Nostra Signora di Capu Abbas e lo Spirito Santo, di impianto medioevale, Santa Maria di Terranova, edificata nel Sec. XVIII° sulle rovine della chiesa di Santa Maria di Larenthanos, forse chiesa parrocchiale dell’estinto borgo medioevale omonimo.
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In questo spazio ospiteremo personaggi della vita e della cultura gallurese, cercando di valorizzare le loro opere e le loro attività. Siamo certi che sarà un occasione, sia per i "galluresi" che per gli ospiti, di conoscere un ulteriore lato della nostra terra. 



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